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REFERENDUM TRIVELLE: VOTA E VOTA Sì!

Il Referendum del prossimo 17 aprile è un appuntamento importante per tutti i cittadini.

Al di là del quesito molto tecnico, sono in gioco, infatti, sia le scelte di sviluppo energetico del Paese, sia le modalità con cui il Governo decide di estendere concessioni estrattive alle compagnie petrolifere. Per quanto riguarda il primo aspetto, non si capisce perché un Paese che potrebbe investire in modo deciso sulla green economy, si intestardisca a sviluppare la ricerca di idrocarburi. Sono ormai molti anni che il dibattito sui temi ambientali pone l’attenzione sull’esigenza di riconvertire le fonti energetiche.  Gli idrocarburi, infatti, sono i principali responsabili della formazione di gas serra con il conseguente aumento delle temperature del pianeta e disastri di varia natura, con costi elevatissimi  diretti e indiretti.

D’altra parte, la norma che estende le concessioni per i 21 impianti posti in mare a 12 miglia (circa 20 km.) dalla costa, fino a esaurimento dei pozzi (invece degli attuali 5/10 anni), è stata inserita all’ultimo momento nella Legge di Stabilità del 2016 e, come evidenziato dalle dimissioni del Ministro Guidi, è figlia dell’ennesimo italico conflitto di interessi.

Sul quesito referendario il dibattito langue. A parte le Associazioni ambientaliste impegnate a far conoscere a tutti qual è la posta in gioco, il resto del Paese, con qualche rara eccezione, allestisce il solito teatrino della disinformazione. Ancora una volta, su tutti, spicca il Partito Liquido, tanto per cambiare, diviso tra chi invita all’astensione per non raggiungere il quorum, chi invita a votare no e chi, invece, propende per il si. Impressiona soprattutto – tra le infinite lacrime di coccodrillo versate per il distacco dei cittadini dalla politica – l’invito a disertare le urne proprio da parte del Presidente del Consiglio, vero esempio di irresponsabilità istituzionale, considerato il ruolo; del resto, ormai è noto, nel PL, secondo le convenienze del momento, ogni cosa e il suo contrario diventa lecita e possibile.

L’invito quindi è di recarsi alle urne e votare convintamente Sì. Con un semplice gesto si può affermare la volontà di modificare un’idea di sviluppo del Paese vecchia e dannosa, dire ai nostri governanti di smetterla di utilizzare i consueti sotterfugi per sostenere gli interessi economici dei soliti pochi potenti e comunicare al PL e far sapere al suo Segretario che gli elettori sono in grado, quando chiamati ad esprimersi, di scegliersi il proprio futuro.