Cultura dell’Educazione

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educazione va insegnata

3a. IL SENSO DELL’EDUCAZIONE

In una città che voglia incentivare un processo di rinnovamento, costruito attraverso un dialogo costante tra istituzioni e cittadinanza, non si può prescindere dal porre la dimensione educativa al centro del proprio disegno.  Se è vero che una comunità può trovare sempre nuovi equilibri e soluzioni di  miglioramento di fronte alle trasformazioni del presente grazie alla partecipazione e ancor più alla consapevolezza di ogni singolo individuo di far parte di tale processo, è indubbio che l’educazione sia un asse fondamentale. Tanto più se si vuole fare del tessuto culturale, inteso nel senso più ampio, il perno dell’idea stessa di abitare una città. Sarebbe infatti vano fare appello all’importanza dei comportamenti, dei gusti, dei processi di crescita, degli orizzonti etici  di ogni cittadino, senza avviare fin dalla più giovane età un percorso adeguato.

A maggior ragione, appare importante capire bene cosa si intenda per educazione, partendo dall’idea che essa non riguardi solo determinate fasce di età, né meramente la struttura scolastica. L’educazione è una forma di politica, perché è strettamente connessa all’identità di una polis e all’agire al proprio interno. Riportare al centro questa prospettiva è un modo per abbandonare quella visione che tende ad affrontare i nodi sociali come emergenza e con atti di pura delega esterna.

L’educazione è possibile e vive solo in un sistema di relazioni: si fa quindi portatrice naturale della costruzione di un tessuto sociale in cui la relazione pedagogica non è mai fissa, ma mutevole e vicendevole. La duttilità è fondamentale per rendere fertile, e non solo problematica, la coabitazione di una pluralità di identità, appartenenti a culture, generazioni, orizzonti culturali differenti.  L’educazione in questo senso è inevitabilmente la progettazione del futuro, poggia su una lettura del presente in vista di un rilancio, costringe l’individuo – lungo tutto il corso della vita – e la collettività a pensare ai valori fondamentali del vivere per realizzarli in forme sempre diverse adatte via via alle trasformazioni storiche. L’educazione è saper leggere (nel senso etimologico di “legare”), trovare e costruire connessioni di senso, al fine di comprendere la complessità di rapporti tra sé e gli altri, tra sé e la realtà attorno. Anche per questo l’educazione riguarda tutti, bambini, adolescenti, giovani, adulti e anziani attraverso un processo collettivo di costruzioni di legami.


3b. LA SCUOLA AL CENTRO

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Troppo spesso il sistema scolastico e le politiche ad esso rivolte vivono in un contesto di settorializzazione e conseguente marginalizzazione rispetto al vissuto di una città. Sarebbe importante invece considerare la scuola – intesa sia come istituzione, sia come categoria professionale (i docenti), sia come grande bacino di risorse e intelligenze (gli studenti) –  un interlocutore importante nella costruzione di nuove forme per abitare la città.

~ azioni possibili

  1. Educare alla città come spazio condiviso di progettazione: creare un ponte tra le decisioni di una città (e della Pubblica Amministrazione che la rappresenta) e i giovani cittadini che la abitano e ancor più la abiteranno. Non si fa riferimento alle consulte di bambini o minori, spesso puramente demagogiche, ma all’opposto ad uno sforzo di chi governa nel costruire un confronto costante con gli studenti della comunità. Si potrebbe pensare, attraverso una programmazione di incontri condivisi tra istituti, ad un’educazione civica che vuole essere un “breviario dei buoni comportamenti” ma anche uno sforzo per far comprendere le trasformazioni, i dubbi, le decisioni che gravano su chi governa la città. Si avvierebbe così nel tempo una diversa coscienza di cittadino anche nei più giovani, una maggiore comprensione della complessità dell’organismo che abitano, una minore lontananza tra cittadinanza e Pubblica Amministrazione: la scuola appare come il terreno naturale  di tale confronto.
  2. Utilizzare al meglio quella risorsa unica della scuola che è la convivenza multiculturale. Più che in qualsiasi altro ambiente, infatti, è la scuola primaria e secondaria di primo grado ad avere una convivenza eterogenea e ancora orizzontale di individui afferenti ad orizzonti culturali differenti. Abituarsi a pensare alla scuola come laboratorio sperimentale in questo senso è importante per poter  cogliere segnali, individuare pratiche, evitare errori. Va da sé che è dovere della città a sua volta sostenere la scuola con risorse e formazione adeguata a questo difficile compito.
  3. Creare un dialogo molto più ricco tra scuola e offerta culturale della città. Sono i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, infatti, quel pubblico potenziale che potrà partecipare e sostenere con la propria fruizione le proposte culturali future o farsi autori e promotori di queste. Tutte le Istituzioni, le realtà di produzione indipendente e le associazioni dovrebbero essere stimolate in una politica di promozione culturale rivolta a giovanissimi e giovani, con forme di coinvolgimento diversificate, non solo quella della pura fruizione (ad esempio: il coinvolgimento di studenti di scuole secondarie di secondo grado nella realizzazione dei festival culturali della città).
  4. Nello specifico del sistema dell’istruzione, è necessario che l’Amministrazione assuma come prioritaria la difesa e la valorizzazione della scuola pubblica a partire dalla scuola materna, recuperando in chiave attuale lo straordinario patrimonio bolognese di laboratorio pedagogico e di moderna didattica. In tal senso appare necessario:
    1. che l’Amministrazione si assuma il compito di rappresentanza della propria comunità (anche a partire dal riconoscimento del risultato referendario del 2013) attivando, anche attraverso le associazioni di rappresentanza degli enti locali, una negoziazione nei confronti del Governo centrale affinché le spese imputabili alla scuola pubblica statale e comunale vengano stralciate dal  patto di stabilità. Sulla base delle disponibilità di bilancio comunale, si potranno erogare finanziamenti anche a scuole ed enti privati che presentino specifici progetti rivolti alla collettività.
    2. concepire le scuole materne non come servizi a domanda individuale, ma come un’estensione del percorso formativo dell’istruzione primaria, garantendo, tra l’altro, l’accessibilità a tutte le bambine e i bambini presenti nel territorio bolognese e adeguando le posizioni contrattuali delle/degli insegnanti.
    3. promuovere e favorire protocolli e convenzioni tra l’Ente Pubblico, le scuole primarie e secondarie di primo grado (e in sede di Città Metropolitana di scuole secondarie di secondo grado) e l’Università di Bologna per costruire dei veri laboratori di ricerca pedagogica e didattica, attraverso l’utilizzo dei locali scolastici (in orario extra-scolastico) per attività di scambio di esperienze e pratiche didattiche tra gli insegnanti dei diversi ordini di scuola; attivazione di percorsi di insegnamento della lingua madre per alunni non italiani con possibilità di frequenza per studenti italiani, favorendo l’apprendimento bi-linguistico per tutti gli studenti e, al tempo stesso, sperimentando – per gli insegnanti – percorsi di glottodidattica e insegnamento linguistico; percorsi di formazione permanenti e insegnamento linguistico per adulti (per contrastare il primato tutto italiano, dell’analfabetismo di ritorno e l’analfabetismo funzionale). 

3c. DENTRO E FUORI L’UNIVERSITÀ

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In quanto primo ente di produzione di cultura e sapere di Bologna, per quanto autonomo e indipendente, è essenziale che tra Comune e Alma Mater si lavori al fine di una maggior permeabilità tra didattica e azione, tra studio e professione, tra sapere e saper fare. Il Settore Cultura potrebbe fare da apripista su alcune azioni pilota (per quanto il tema sia ascrivibile alla Giunta nel suo complesso).

~ azioni possibili

  1. Avviare un laboratorio permanente triangolare tra Pubblica Amministrazione, ricercatori, operatori e cittadini per approfondire alcuni ambiti e temi d’interesse, trovare forme di occupazione e affinare la formazione dei neo-laureati (GIOCA > management culturale; DAMS > critica e produzione), modello poi eventualmente esportabile su altre Scuole/Settori.
  2. Intensificare le azioni tra le proposte culturali della città e il pubblico degli studenti, con una partecipazione attiva dell’Università nel farsi veicolo e diffusore di determinate proposte e nel riservare incentivi specifici per chi vi partecipa.
  3. Creare una relazione più fertile tra le ricerche in ambito universitario, che troppo spesso non escono dalla dimensione speculativa e non trovano applicazione, e le nuove prospettive di sviluppo della città. Una condivisione tra Pubblica Amministrazione e Università dei fronti, delle direzioni e dei possibili esiti di ricerca potrebbe alleviare il Comune da spese di consulenze esterne, dare alle ricerche prospettive più concrete di realizzazione, dare occupazione ai giovani ricercatori.
  4. In questo senso, il Progetto Staveco può diventare un utile terreno per sperimentare un rinnovamento nel rapporto tra Città e Università, per cui si vede necessario un confronto (patti di scambio), qualora il nuovo Rettorato opti per proseguire in questa direzione. La contropartita potrebbe constare nell’appaltare al Settore Cultura, per una mera questione di competenza specifica, la vivificazione culturale dell’area, dove potrebbero essere insediate realtà di produzione culturale, così come agevolare la stabilizzazione di docenti di nuova generazione o istituire una sorta di premialità per PhD meritevoli, cui offrire la possibilità di mettere in pratica le proprie tesi e ricerche inerenti al settore culturale.

3d. LE BIBLIOTECHE: AVAMPOSTI DI CONOSCENZA

mentre lor signori attendono

Come espresso nel Manifesto Unesco Biblioteche Pubbliche “la libertà, il benessere e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti solo attraverso la capacità di cittadini ben informati di esercitare i loro diritti democratici e di giocare un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, così come da un accesso libero e senza limitazioni alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione”. Le biblioteche possono quindi rappresentare quei presidi sul territorio in cui coltivare l’orizzontalità già sperimentata nelle scuole, dove le persone – senza distinzione di età, nazionalità, sesso, religione, lingua e condizione sociale – possono proseguire il proprio percorso di formazione permanente, ovvero possono gratuitamente informarsi, conoscere, accedere a risorse per costruire e sviluppare quel processo di educazione continua che la società contemporanea richiede (“lifelong learning”), fattore fondamentale per ogni persona che abiti consapevolmente la città.

Le biblioteche dell’Istituzione Biblioteche di Bologna – parte del più complesso sistema bibliotecario di Bologna (pubblico, universitario, privato, altri enti) – garantiscono tutto questo. Diversi fattori però – nuovi bisogni, innovazioni tecnologiche, nuove urbanizzazioni, contenimento della spesa, pensionamento del personale – rendono necessaria una revisione sistemica della rete delle biblioteche pubbliche cittadine e metropolitane. La valorizzazione e implementazione di questo servizio socio-culturale passa attraverso la riorganizzazione di spazi, servizi e risorse e l’ipotesi di nuove sperimentazioni e possibilità di dialogo e collaborazione con altri soggetti attivi sul territorio, in particolare per quanto riguarda ambiti quali l’educazione permanente e le nuove forme di socialità e integrazione.