Spazio alla Cultura

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2a. UNA SINERGIA PUBBLICO/PRIVATO

partenotrofio

A Bologna la cultura sembra manifestarsi ed esprimersi in tutti i suoi potenziali: da un lato la città –  con il suo humus fertile creato dalla presenza dell’Università, dei giovani e del suo essere storicamente luogo di incontri e scambi – ha permesso e continua a permettere la sperimentazione, la ricerca, la produzione di nuovi immaginari e di nuove pratiche estetiche attraverso i linguaggi del contemporaneo. Dall’altro, il sistema culturale cittadino è caratterizzato da una solida rete di istituzioni che offrono stabilmente occasione di conoscenza e svago, per favorire coesione sociale, senso critico e di identità. In entrambi i casi è una cultura che è vocazione e lavoro, che si manifesta tanto nei teatri quanto nelle piazze e nei club, nelle biblioteche quanto nelle scuole, nei musei come negli spazi della città da recuperare, per mettere in relazione chi quel territorio lo abita e al contempo fornirgli gli strumenti per abitarlo realmente, sentendosi parte della storia e immaginandone il futuro.

Il sistema culturale pubblico/privato della città di Bologna potrebbe essere letto attraverso tre differenti ambiti d’azione, così individuabili:

  • il contesto istituzionale, in cui solitamente la cultura si esprime attraverso musei, biblioteche, teatri;
  • l’insieme delle realtà di produzione indipendente: ora storiche, che a Bologna si sono formate e hanno dato vita a esperienze e testimonianze riconosciute a livello nazionale e internazionale; ora giovani, altamente sperimentali e strutturalmente fragili, in grado di intercettare e interpretare in modo trasversale le nuove tendenze e i nuovi bisogni della società;
  • l’associazionismo in ambito culturale e le esperienze di aggregazione spontanee, che operano sul territorio con modalità attuative di prossimità e partecipative.

Questa ricchezza del tessuto culturale cittadino ha permesso a Bologna di posizionarsi come una delle città europee in cui meglio coesistono le tre diverse espressioni del fare culturale: formazione, produzione e diffusione.  In un contesto così complesso, allo stesso tempo, diventa sempre più necessario che da un lato l’Amministrazione Pubblica definisca chiaramente gli indirizzi di politica culturale, facendosi carico e sentendosi riconosciuta una funzione di regia e coordinamento complessivo, e che dall’altro ciascuna realtà che compone il sistema sia consapevole e valorizzata nel proprio ruolo.

Il sistema si è andato ridefinendo e riordinando grazie al lavoro svolto nel primo mandato della giunta Merola, attraverso un primo necessario passo in un’ottica di sussidiarietà, delega e razionalizzazione dei poteri storicamente accentrati sulla figura dell’Assessore. Appare quindi necessario proseguire nel lavoro svolto, incentivando sempre più il ruolo di “hub”, di nodo strategico, delle istituzioni culturali e una loro sempre maggiore autonomia decisionale e gestionale (prevedendo anche eventuali revisioni di natura giuridico-amministrativa). Queste, in virtù del loro rapporto più diretto e competente con gli operatori del settore, sono infatti il soggetto più indicato per abilitare e coinvolgere le realtà e gli operatori privati che – a prescindere dalla loro natura giuridica, profit o non profit – presentano ora professionalità tecniche, artistiche e curatoriali, attitudini innovative e trasversali, ora capacità di animazione e attivazione “della base”, con cui hanno per natura un rapporto più stretto e dialogico.


2b. LA RIORGANIZZAZIONE DEL COMPARTO PUBBLICO

dall'alto scende

L’aumento di occasioni culturali nello spazio (dentro e fuori ai luoghi deputati) e nel tempo (continuità e pluralità dell’offerta) impone oggi un concetto di cultura ampio, che includa il tradizionale “core art field” – ovvero il patrimonio culturale tangibile e intangibile, le arti visive e le arti performative: ambiti a basso rendimento economico ma fondativi e irrinunciabili in qualsiasi sistema culturale propriamente detto – ma anche le forme più innovative, cross-mediali e intersettoriali, come le industrie culturali (cinema, musica, editoria e multimedia) e le industrie creative (design, architettura, turismo), dall’impatto socio-economico sempre più rilevante.

Alla luce della crisi sistemica degli ultimi anni, diventa quindi più che mai urgente fare delle scelte strategiche – supportate da investimenti specifici – e permettere ai diversi soggetti/livelli  di incontrarsi, dialogare e collaborare per affrontare la sfida di produzione, valorizzazione e promozione verso nuovi pubblici. Il momento storico attuale si trasforma in una reale opportunità di revisione, definizione e riappropriazione di competenze, future visioni e processi creativi innovativi. Scopo dell’Ente Pubblico, pertanto, è conoscere e riconoscere i vari soggetti, facilitarne e favorirne le dinamiche di dialogo, per potenziare la collaborazione tra i diversi interlocutori. Gli strumenti attualmente in uso non sempre risultano sufficienti e adeguati per affrontare un panorama in continuo mutamento: la Pubblica Amministrazione deve quindi essere in grado di posizionarsi in modo nuovo e mettere in campo nuovi strumenti e modalità di rapporto col privato.

~ azioni possibili

In tal senso, la Pubblica Amministrazione può:

  1. Accorpare in un unico vertice il coordinamento di ambiti attualmente separati, quali quelli specifici culturali e quelli delle industrie creative e del turismo culturale, al fine di aumentare il dialogo tra i diversi ambiti e l’efficienza-efficacia delle azioni possibili, anche attraverso il potenziamento dell’ufficio dedicato alla progettazione europea, sia come promotore per il reperimento di nuovi fondi sia come partner nella progettazione degli operatori privati.
  2. Coordinare e monitorare l’attività delle proprie Istituzioni (Cineteca, Musei, ERT-Arena del Sole/Teatro Comunale) e sollecitare una sempre maggiore apertura all’iniziativa privata per lo sviluppo di sinergie e azioni trasversali e innovative, attuando governance partecipative reali. L’istituzione ha la responsabilità di promuovere la produzione e la ricerca e di diventare un diffusore di competenze, stimoli e esperienze nel proprio ambito d’azione e a livello inter-settoriale, coinvolgendo e attivando quanto più possibile gli interlocutori privati nella co-definizione delle strategie.

Vi è, tra le istituzioni, il caso specifico del MAMBo (a cui afferisce tutto il settore delle arti visive, particolarmente bisognoso di intervento pubblico) di cui appare ancora necessario chiarire il posizionamento: a fronte di fondi limitati per condurre attività espositive e d’acquisizione complete, di un sistema di gallerie private che in città appare piuttosto bloccato e, per contro, di un’offerta formativa di settore significativa (Università e Accademia di Belle Arti), il MAMBo potrebbe più felicemente ricoprire la fase intermedia tra la formazione e la professione artistica, attraverso un sostegno agli artisti nella sperimentazione di medio-lungo periodo, a prescindere dalla loro appetibilità di mercato, per generare una ricerca artistica sullo stesso piano dei loro colleghi esteri; un orientamento simile, disegnato sul modello kunsthalle+museum, concepisce l’arte non come palinsesto, bensì il museo stesso come centro di ricerca e laboratorio. La visione – combinata con una rapida rioganizzazione delle cariche che separi l’incarico dirigenziale-amministrativo dalla direzione artistica e la sovrapposizione del ruolo di direttore del MAMBo con quello di direttore dell’Istituzione Bologna Musei – potrebbe anche realmente rivitalizzare il progetto, ad oggi incompiuto, della Manifattura delle Arti, sbloccando con il Demanio la situazione dell’ex Manifattura Tabacchi, lavorando sulla rigenerazione dell’Embassy e conferendo alla sede di Villa delle Rose un ruolo più attivo nella programmazione.

  1. A partire dall’efficace sistema di convenzioni attualmente in uso nel Settore Cultura e dal nuovo Regolamento dei Beni Comuni del Comune di Bologna, avviare un momento di analisi degli strumenti per il dialogo e il supporto al privato per l’attivazione di nuove pratiche sperimentali e partnership che sostengano non solo iniziative spot, ma vere e proprie progettualità di medio-lungo termine. Tali strumenti diventano essenziali, ad esempio, per riconoscere e tutelare quei luoghi ed esperienze formalmente non-istituzionali, ma che si presentano a tutti gli effetti come nuove forme di istituzione e presidio dei linguaggi del contemporaneo, sia per sostenere percorsi ed esperienze spontanee e non formalizzate e spontanee che, pur non riconoscendosi nelle persone giuridiche previste dal Codice Civile, ugualmente attraggono, intercettano e coltivano un fermento culturale fondamentale per la crescita del comparto e della cittadinanza consapevole in generale.
  2. Ricercare una collaborazione con fondazioni ed enti privati, culturali e non, in un’ottica di co-progettazione, con l’obiettivo di mettere a sistema l’esistente e valorizzare la pluralità dell’offerta, senza interferire sulle programmazioni specifiche.
  3. Promuovere l’offerta culturale complessiva in un’ottica di massima diffusione della proposta sia verso pubblici già consapevoli sia verso nuovi pubblici, da formare e avvicinare, abbattendo le barriere d’accesso e creando sempre maggiori opportunità per i cittadini, attraverso la ricerca e la rilevazione di sempre nuove sinergie, capillarità e impatti dell’azione culturale.

2c. IL SOSTEGNO AGLI OPERATORI PRIVATI

sarete famosi

In un momento di contrazione delle risorse economiche, è necessario che l’Amministrazione Pubblica espliciti con quali soggetti intende interloquire e quali tipi di sostegno possano essere avanzati a seconda della natura degli operatori e dei loro scopi statutari, per rafforzare il loro posizionamento e la loro capacità di produrre valore socio-culturale.

Più che in base alla natura giuridica – sempre meno determinante in un periodo di “tempi ibridi” tra profit e non profit, la cui riforma appare sempre più urgente – risulta fondamentale distinguere piuttosto  in base ad un approccio amatoriale/professionale alla cultura. Questo criterio non comporta un giudizio di valore positivo o negativo – perché entrambe le tipologie sono fondamentali in un’ottica di fertilizzazione della base e di crescita del settore – ma è essenziale per rispondere efficacemente e per mettere a frutto le peculiarità di ognuno all’interno di un sistema organico e permeabile. Allo stesso modo, sia tra gli amatori che tra i professionisti, la Pubblica Amministrazione deve individuare i soggetti rispondenti ai requisiti, agli indirizzi e agli obiettivi fissati dal mandato.

~ azioni possibili

  1. Per la destinazione di contributi economici diretti, è necessario definire regole, indirizzi e obiettivi chiari sui quali ammettere la possibilità di erogazione, lontana da una valutazione “dello storico” o da criteri riconducibili alla soggettività del valutatore. Le regole devono essere poche ma imprescindibili (plausibilità e sostenibilità economica/ecologica della proposta, credibilità del richiedente, rendicontazione trasparente, tutela e stabilizzazione dei lavoratori etc.), così come gli indirizzi e gli obiettivi di natura variabile o mutevoli nel tempo, a seconda delle esigenze strategiche dell’Amministrazione.
  2. Tra le modalità di sostegno, è fondamentale approfondire, a seconda dell’interlocutore, anche le forme indirette, tra cui: incentivi fiscali, fondi di garanzia, facilitazione nell’accesso al credito, nuove modalità di affidamento spazi e gestione partecipata di beni e servizi continuativi;
  3. Introdurre un momento di confronto su tali criteri insieme ai potenziali richiedenti in fase pre-competitiva: questa impostazione permette di individuare in maniera trasparente – a fronte dei vincoli oggettivi di bilancio e di saturazione del mercato che la Pubblica Amministrazione deve gestire – quali proposte rientrino o meno nei programmi di sostegno, senza per questo considerare non meritevoli gli esclusi. A costoro possono comunque essere riconosciute determinate facilitazioni (ad es. visibilità su sito e app, agevolazioni logistiche…).
  4. Impostare un sistema di verifica condiviso per valutare l’impatto culturale (non inteso in termini puramente numerici di afflusso di pubblico) e gli esiti delle attività sostenute dalla Pubblica Amministrazione: solo sulla base di una verifica costante e partecipata da parte tutti i soggetti coinvolti è possibile confermare o rinnovare, alla luce dei risultati, l’offerta culturale della città.
  5. Le associazioni e le realtà amatoriali che non dovessero rientrare entro i criteri individuati, possono trovare in altri livelli di governo e strumenti il riconoscimento delle proprie attività (Cittadinanza Attiva e Regolamento dei Beni Comuni).

2d. BOLOGNA LABORATORIO DI PRODUZIONE

dipingere a colori

Tra le principali vocazioni che Bologna può vantare storicamente c’è quella di città-laboratorio, non solo a livello politico, ma anche nello specifico del settore culturale, forte del ruolo delle Università, delle Accademie, in generale della presenza giovanile studentesca: un fermento culturale in senso lato che ha prodotto generazioni di artisti e movimenti oggi significativi a livello nazionale e internazionale, gruppi di lavoro e professionisti che si sono riconosciuti e stabilizzati a Bologna o che da quel periodo tuttora traggono ispirazione e modelli, generando così prodotto culturale, ma anche valore sociale ed economico. In uno scenario nazionale in cui sempre meno fondi, pubblici e privati, sono destinati alla produzione artistica strettamente intesa – a vantaggio di seppur validi servizi di supporto alla cultura o alla cultura come strumento di innovazione sociale – Bologna può puntare nuovamente su questo suo aspetto caratteristico per distinguersi e indirizzare l’attività delle proprie istituzioni culturali e il sostegno pubblico. Questo significa esplicitare come la “Cultura” non possa prescindere da un momento centrale come la produzione artistica in sé e per sé, momento di ricerca e crescita dell’artista e della sua comunità, un momento generativo di nuovi contenuti e conoscenza che sposta l’equilibrio su presente e futuro. Bologna, fisiologicamente votata al contemporaneo perché meno schiava di altre città italiane del proprio patrimonio materiale, può scegliere di sostenere i tempi lunghi e i ritorni non immediati della produzione e sperimentazione artistica, per distinguersi, attrarre e creare in città – grazie a quel tessuto già ampiamente predisposto e fertile – nuova linfa e nuovi modelli di sviluppo del settore, dalle arti visive al cinema, dal teatro alla musica, dal design al multimediale, valorizzando le risorse locali attraverso il loro inserimento in reti di livello nazionale e internazionale.

~ azioni possibili

A seconda che si tratti di produzione prettamente culturale/artistica, o più generalmente di creatività, la Pubblica Amministrazione interverrà di conseguenza: ora in qualità di promotore e sostenitore diretto (garantendo un appoggio progettale, economico, logistico, promozionale), ora semplicemente di facilitatore:

  • nell’incontro tra domanda e offerta (ad esempio: tra produttori e investitori in ambito cinematografico, tra musicisti ed etichette indipendenti in ambito musicale, tra designer e aziende);
  • nel funzionamento delle infrastrutture (ad esempio: dalla semplificazione dei regolamenti per la musica dal vivo nei club, alla creazione di spazi prove e foresterie per le arti performative, come l’esperienza di Cantiere Moline e di Villa Pini; dalla costruzione di canali di dialogo dedicati con i livelli di governo regionali e statali alla creazione di/partecipazione a reti e networking sovralocale);
  • nella formazione e aggiornamento (ad esempio: occasioni di incontro tra artisti, critici e distributori; attività delle associazioni di categoria nelle industrie culturali e creative).